Mercati africani: il potenziale dopo i dazi di Trump, l'analisi di ItalAfrica

Mercati africani: il potenziale dopo i dazi di Trump, l’analisi di ItalAfrica

Ci volevano i dazi di Trump per scoprire il potenziale dei mercati dei Paesi dell’Africa. La Camera ItalAfrica Centrale da vent’anni – quest’anno celebriamo il nostro ventennale – aiuta le aziende italiane a cogliere le opportunità dei Paesi emergenti, rafforzando la loro presenza internazionale e contribuendo così alla competitività del sistema imprenditoriale italiano.

A sostenerlo è il presidente di ItalAfrica Alfredo Carmine Cestari che aggiunge: “con il Piano Mattei (e non solo) ci sono gli strumenti per rafforzare i legami economici tra il nostro Paese e l’Africa, promuovendo scambi commerciali e investimenti che possano portare benefici reciproci, sia in termini di sviluppo per i paesi africani sia di nuovi sbocchi per le imprese italiane.

E in questo non partiamo da zero. L’export del made in Italy ha già importanti risultati in particolare in Angola (+9,4%), Marocco (+9%), Tanzania (+8,4%), Egitto (+0,7%) e Algeria (+6,5%), mentre in attuazione del Piano Mattei, dalla fase di avvio Sace ha garantito 1,5 miliardi di euro di operazioni (che hanno abilitato progetti dal valore di 13,5 miliardi) e ne ha allo studio ulteriori 8,7 miliardi in tutto il continente. Ma si può fare ancora di più con in mano una bussola ben tarata, su dove andare ad investire per cercare nuovi consumatori che in Africa nei prossimi anni cresceranno per alcune decine di milioni. La bussola è il progetto Sud Polo Magnetico promosso dalla Camera di Commercio ItalAfrica Centrale.

Chiaramente non si può intervenire su tutti gli Stati. Noi proponiamo che si scelgano alcuni Paesi-target e di intervenire dove le imprese italiane stanno già investendo, ossia soprattutto nell’Africa sub-sahariana, da dove peraltro provengono i flussi migratori. Il nostro piano integra due possibili soluzioni, mirate in primis all’intervento nei Paesi di origine delle migrazioni. Intervenendo su numero limitato di territori, i risultati sarebbero più visibili e concreti, evitando così piccoli interventi a pioggia. Mozambico, Burundi, Ruanda, Uganda, Gabon, i due Congo, Camerun e Angola possono essere  presi come primo riferimento per avviare la cooperazione. Andare nei luoghi da dove partono i flussi per arginare l’emergenza immigrazione.

E’ la nostra proposta.  Guinea, Costa d’Avorio, Sudan, Kenya, Etiopia, Repubblica democratica del Congo sono i principali Paesi di provenienza di chi cerca fortuna in Europa. Il nostro compito è dunque quello di avviare una vera e propria rivoluzione culturale, di far capire alle popolazioni di quei territori che esiste un’alternativa possibile. Che si possono avviare, nei loro Paesi, progetti volti a migliorare la qualità di vita e, perché no, di creare lavoro. Penso che questa sia in generale la strada maestra per arrestare i flussi migratori, per dare alle persone una speranza vera. L’Europa è su questo che deve impegnarsi. Ora la cooperazione Italia-Africa – aggiunge Cestari  – è ad una svolta storica.

Al centro i temi dell’internazionalizzazione delle imprese italiane e lo scambio con il continente africano; il ruolo del Mezzogiorno visto come polo attrattivo; le ZES da valorizzare come distretti economici;  la strategia di sostegno al Piano Mattei. L’Africa non ha bisogno di elemosina, ma di qualcosa di diverso: la possibilità di competere su un campo da gioco che sia equo. Dobbiamo aiutare questo continente a prosperare basandosi sulle sue risorse per l’avvio di una nuova pagina nella cooperazione Italia-Africa. A prevalere è quanto auspichiamo da tempo con il nostro impegno diretto nei Paesi Africani: un aiuto reciproco, da pari a pari. Si tratta di perseguire l’obiettivo di Enrico Mattei oltre la semplice pianificazione di interventi.

Ragionare sull’Africa come partner, piuttosto che come continente verso il quale destinare un aiuto che rischierebbe di essere effimero, significa scorgere un futuro decisamente più concreto. Perché se è vero che l’instabilità socio-politica prosegue in numerosi Stati, un programma chiaro di investimento e conseguente sviluppo potrebbe contribuire a smorzare persino le criticità interne. Specie se questo fosse basato sul concetto base dell’economia: disporre risorse per generare crescita. E soprattutto un interscambio.